Una vecchia mulattiera: Croce di Raparo – Sarconi

///Una vecchia mulattiera: Croce di Raparo – Sarconi
Una vecchia mulattiera: Croce di Raparo – Sarconi2017-09-26T19:19:34+00:00

Project Description

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Punti d’appoggio
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Vetta
M. Raparo (1764 mt.)
Zona geografica
Parco Nazionale Appennino Lucano – Appennini meridionli
Indicazioni stradali
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INDICAZIONI STRADALI 

L’escursione di seguito descritta può avere due punti di partenza. Il primo, quello scelto da noi, è partendo da Spinoso, direzione Monte Raparo e precisamente dal Rifugio Forestale (Croce di Raparo); il secondo invece potrebbe essere quello di giungere nell’abitato di Sarconi e all’ingresso del paese, in prossimità di una cappella (su S.P. 7 Km 1), prendere l’evidente strada che scende verso il fiume. Seguire la strada e agli incroci prendere sempre verso sinistra sino giungere alla fine della strada asfaltata. Seguendo questa seconda ipotesi è possibile allungare l’escursione fino alla cima del Monte Raparo (guardare relazione Rifugio Forestale-Monte Raparo).

Noielamontagna è sempre alla ricerca di percorsi nuovi, storici e che richiamano l’avventura al cento per cento. Questo itinerario racchiude un po’ tutte queste caratteristiche. Siamo alla “riscoperta” di una vecchia mulattiera, anticamente usata dai pastori, che collegava i paesi di Spinoso – Castelsaraceno – Sarconi. Come già detto nel nostro blog, la pianificazione di una gita è importantissima. Infatti prima di intraprendere questo itinerario abbiamo accuratamente pianificato il tutto cercando di capire come potesse svolgersi l’escursione.
Decidiamo così di provare a raggiungere il nostro obbiettivo: partendo dalla Croce di Raparo vogliamo raggiungere l’abitato di Sarconi.
Si parte! Percorriamo il solito sentiero ormai noto come le nostre tasche che si addentra, su evidente carrareccia, all’interno della stupenda faggeta di Monte Raparo. L’ampia veduta sulla Val d’Agri, che possiamo ammirare dalla Croce di Raparo, man mano che saliamo scompare dai nostri occhi lasciando spazio ad altissimi, maestosi e secolari faggi. Secolari come il faggio di Don Francesco, molto caro agli spinosesi e ancora oggi è possibile ammirare i resti del tronco (si pensava che fosse il faggio più grande del Monte Raparo). Si prosegue il percorso lungo l’evidente sentiero tracciato con bolli rossi e bianchi sino a giungere su un alto pianoro (località Murgia d’Andrea) chiamato in gergo dialettale “ù capidd”. All’uscita dei faggi la vista si riapre su un paesaggio unico. Da sinistra possiamo ammirare la vetta del Monte Raparo, l’imponente Monte Alpi con la strapiombante parete Ovest e il massiccio del Monte Sirino-Papa. Da qui la segnaletica termina e proseguiamo a destra lasciandoci alle spalle il monte Raparo e dirigendoci verso il monte Sirino. Il sentiero è ancora sempre ben evidente con una larga carrareccia che lo fa da padrone. Il percorso ora è in discesa e possiamo goderci a 360° la meravigliosa vista che, man mano che proseguiamo, sulla destra, spazia di nuovo sulla meravigliosa Valle dell’Agri.

Qui la natura è selvaggia e la tranquillità regna. Il silenzio è interrotto solo dal muggito delle mucche libere al pascolo e dal ronzio delle mosche che vagano intorno al viso sudato di noi escursionisti. Si lascia alle spalle questa ampia veduta per rientrare brevemente nel bosco. Ora si può notare quanto in questo posto la natura sia davvero selvaggia. Spesso si trovano resti scheletrici di mucche uccise dalla ferocia dei lupi, che si ripopolano sempre di più e di cui, nelle notti fredde ed illuminate dalla luna, è facile sentire l’ululato. Proseguiamo sempre in discesa su un tratto leggermente più ripido. Il monte Sirino sembra avvicinarsi! Siamo di fronte ad un bivio e il nostro umore cade velocemente. Di fronte a noi uno scempio dell’uomo che con i suoi atti barbari sta distruggendo la natura: una strada asfaltata in piena montagna! Ricordando la nostra pianificazione e con intuito di conoscitori della montagna natia, proseguiamo diritto (la strada asfaltata porta verso Castelsaraceno). Continuiamo lungo il nostro percorso, ora leggermente in piano e subito dopo in leggera salita.
Il nostro passaggio ora è bloccato da un mucchio di mucche con i propri vitelli, usciti dal recinto, che da lontano ci guardano incuriositi. Da buon montanari cerchiamo con calma di riportare gli animali all’interno del recinto adiacente e di chiuderlo con cura in modo che gli animali non possano scappare. Bè che dire… nel 2017, in un’era tutta tecnologica dove smartphone e pc sono protesi aggiuntive del nostro corpo, fare questa piccola cosa ci gratifica e ci riporta indietro nel tempo facendoci sentire completamente immersi nella natura. Terminato il nostro “atto di buon senso” proseguiamo il nostro percorso che adesso risulta in leggera salita, al termine della quale siamo di fronte ad un nuovo bivio dove teniamo la destra in discesa. Pochi metri e di nuovo un altro bivio dove continuiamo sempre seguendo la carrareccia che porta verso destra. Dalle ampie vedute si rientra nuovamente in un tratto di bosco dove al termine la vista si riapre e ci ritroviamo dinnanzi ad un ulteriore bivio e decidiamo di proseguire sempre verso destra. Girandoci alle nostre spalle possiamo ammirare l’intero Monte Raparo con la sua cima priva di vegetazione e la sua veste ricca di colori quasi autunnali. Ora il sentiero è prettamente in discesa su un tratto sconnesso in cui bisogna prestare attenzione. Da qui iniziamo ad intravedere l’abitato di Moliterno e alle sue pendici Sarconi, punto d’arrivo della nostra escursione. Ancora qualche centinaio di metri e il sentiero purtroppo termina dando spazio alla civiltà: l’asfalto!
All’inizio dell’asfalto notiamo (di fronte a noi) un’ulteriore traccia di sentiero che, dopo aver consultato la nostra cartina e vedendo che possiamo ancora camminare immersi nella natura, decidiamo di seguire. La traccia di sentiero è completamente in discesa. Il sentiero però andando più avanti risulta, in alcuni tratti, abbastanza sporco. Con un po’ di fatica e cercando di ripulirlo alla meglio con un seghetto che avevamo nello zaino, ci ritroviamo ad un bivio che si ricongiunge purtroppo con la strada asfaltata incrociata precedentemente.

Ora siamo costretti a continuare sull’asfalto. Si passa vicino ad alcune aziende agricole raggiungendo così un ulteriore bivio.
Da qui proseguiamo a sinistra lungo la strada che scende verso la vallata e dopo circa 3 Km, in prossimità di un tornante, al bivio, seguiamo la strada che si immette verso destra. In meno di 3 Km si giunge nell’abitato di Sarconi passando sopra le distese di fagioli.
Sì, Sarconi è un paesino nel cuore del Parco Nazionale Appennino Lucano rinomato per il fagiolo (sagra del fagiolo 18e19 Agosto). L’ultimo pezzo della nostra escursione passa nei pressi di un parco e vicino alle sponde del fiume Maglia dove è ben visibile un ponte di pietra del 1583.
Il nostro obbiettivo, con gran soddisfazione, è stato raggiunto e arriviamo così proprio all’entrata del paese.

Per il rientro ci sono due possibilità: una è quella di ripercorrere interamente il sentiero fatto in salita, allungando di molto l’escursione; l’altro è quello di organizzarsi con due macchina, una per arrivare all’attacco del sentiero e l’altra da lasciare alla fine del sentiero. A voi la scelta!

CONSIDERAZIONI

Il sentiero non presenta grosse difficoltà tecniche ed è adatto a tutti comprese le famiglie. Se percorso dalla Croce di Raparo verso Sarconi, il sentiero si sviluppa principalmente in discesa e non si arriva in cima al monte Raparo. Fatto invece da Sarconi il sentiero risulta più impegnativo in quanto vi è una maggiore pendenza in salita ed inoltre, arrivando fino in cima al Raparo, risulta più lungo.
ATTENZIONE: Il sentiero, anche se ben visibile, attualmente risulta privo di segnaletica. E’ presente solo sul tratto che va dalla Croce di Raparo alla Murgia d’Andrea. Inoltre è da segnalare l’eventuale incontro con cani da guardia ai greggi di pecore.
Paesaggisticamente è davvero molto suggestivo. Numerose sono le specie di uccelli che si possono vedere volteggiare nel cielo, soprattutto è facile osservare il Nibbio Reale e la Poiana. E’ possibile, inoltre, trovare tracce di cinghiali che sono abbastanza comuni nell’area.
Se siete incuriositi da questa meravigliosa escursione ma avete dubbi e perplessità, non esitate a contattarci, saremo lieti di darvi tutte le dovute spiegazioni.