Project Description

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Punti d’appoggio
Rifugio Pian dei Fiacconi – Capanna Punta Penia
Traccia gps
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Vetta
Punta Penia – Marmolada (3343 mt)
Zona geografica
Dolomiti
Indicazioni stradali
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INDICAZIONI STRADALI 

Per raggiungere la Marmolada bisogna arrivare in Val di Fassa, nel comune di Canazei (TN).
Da qui poi seguire lungo la strada passando attraverso le frazioni di Alba e Penia sino a raggiungere la diga del Lago di Fedaia. Svoltare subito a destra, attraversare la diga e svoltare nuovamente a destra raggiungendo così la partenza per la bidonvia.

Insieme all’inseparabile fratellone, il mio amico Enrico e Giovanni, decidiamo di salire la Regina delle Dolomiti: LA MARMOLADA, la cima più alta delle famosissime Dolomiti. Per salire sulla vette decidiamo di percorrere la via normale, che attraversa tutto il ghiacciaio della Marmolada e poi sale in cima attraverso una facile, ma non banale, ferrata.
Giunti in prossimità del Lago di Fedaia, si attraversa la diga sino a raggiungere i vari parcheggi (gratuiti) presenti sul posto. Zaino in spalla e ci si dirige verso la biglietteria della bidonvia che ci condurrà al rifugio Pian dei Fiacconi.
Per chi fosse allenato e non volesse usufruire della bidonvia, è possibile percorre il sentiero CAI n.606 che conduce sempre al rifugio Pian dei Fiacconi (600 mt di dislivello in circa 2h).

Giunti al rifugio tramite la bidonvia, indossiamo subito l’imbrago e, in base alle condizioni del terreno, anche i ramponi. Piccozza in una mano ed eventualmente un bastoncino da trekking nell’altra (utile per mantenere l’equilibrio, la stabilità e dare sollievo alle ginocchia) e pronti per partire. Insieme ai nostri amici, decidiamo di salire di domenica (a nostro parere il giorno meno adatto in quanto si può incontrare tantissima gente). Giunti sul ghiaccio incontriamo tantissime cordate, così cerchiamo di allungare il passo per distanziarci.

                   
Il primo tratto del percorso si sviluppa su un nevaio abbastanza pianeggiante sino a raggiungere in circa 15’/30’ il primo tratto ripido (30°/35°) alle pendici del ghiacciaio. Prima di affrontare questo tratto ci fermiamo e decidiamo di legarci in cordata (operazione che può essere fatta anche appena si arriva al rifugio Pian dei Fiacconi). Iniziamo a salire con molta attenzione in quanto a metà “parete” troviamo un po’ di ghiaccio vivo. Su questo tratto prestare massima attenzione soprattutto se c’è poco innevamento e portarsi dietro almeno 1/2 viti da ghiaccio.  Superato questo tratto ci dirigiamo verso destra in direzione delle roccette seguendo sempre la traccia. Ora siamo sul ghiacciaio e bisogna prestare massima attenzione anche se le condizioni sembrano buone. Proseguiamo la nostra ascesa immersi in un paesaggio glaciale Dolomitico, un vero spettacolo per i nostri occhi. Proseguiamo lungo la traccia giungendo così su un ulteriore tratto ripido anche se di meno rispetto al precedente. La traccia è ben battuta e non riscontriamo grosse difficoltà. Facciamo una breve pausa per rifiatare e ammirare il paesaggio. Siamo attratti da un buco nella roccia e ci interroghiamo su cosa fosse. Il nostro amico Enrico ci illumina dicendoci che si tratta di un appostamento bellico usato dai soldati durante la guerra mondiale e che il ghiacciaio, 100 anni fa, arrivava proprio all’altezza di quell’appostamento. Una cosa straordinaria che ci fa riflettere su quanto possa essere stato faticoso e doloroso trascorrere gli inverni lì con l’abbigliamento di un secolo fa e soprattutto sulla tenacia che hanno avuto questi coraggiosi uomini nel trasportare armi e munizioni fin lassù. Un grande gesto eroico per salvare la Madre Patria e per dare la libertà a noi nuove generazioni.
Dietro di noi una lunga fila di cordate che stanno salendo, una cosa da far venire i brividi. Riprendiamo la nostra salita per evitare ingorghi con coloro che stanno salendo.


Al termine di questo tratto ripido traversiamo verso destro su un pendio abbastanza inclinato. Consigliamo di non fare lunghe soste e di passare velocemente questo tratto.  Un ultimo sforzo su un pendio ripido e siamo giunti così al pit stop: cambio assetto. Riponiamo la piccozza nello zaino e prendiamo il nostro set da ferrata. Siamo giunti in prossimità dell’inizio della ferrata. Questo è un punto abbastanza delicato, non tanto per la difficoltà, ma per l’ingorgo che si viene a creare. Tutte le cordate si fermano qui e in più si incontra la gente che sta scendendo dalla cima. Prestare quindi attenzione!
Una volta indossato il set da ferrata, iniziamo a toccare la roccia dolomitica. La ferrata non presenta grosse difficoltà tecniche ma bisogna prestare la massima attenzione in quanto si incontra la gente che scende e spesso si è costretti a staccarsi dal cavo. In circa 30’/40’ usciamo dalla ferrata. Breve sosta, riprendiamo la piccozza e iniziamo a salire la spalla finale. La croce di vetta è lì davanti a noi che ci guarda e ci attende. Un ultimo sforzo e raggiungiamo la cima. Qui, per chi non fosse abituato, inizia a farsi sentire la quota: respiro più affannoso e movimenti più lenti. In circa 30’ giungiamo in vetta: MARMOLADA conquistata. Un’emozione unica!

La giornata è fantastica anche se stanno iniziando ad arrivare un po’ di nuvole. Il paesaggio che ci circonda è qualcosa di straordinario. Difronte a noi alcune delle vette più belle delle dolomiti: Passo Pordoi, il gruppo del Sella, il Sassolungo, Sassopiatto, il gruppo del Catinaccio, in lontananza si intravedono le Odle… Uno scenario strepitoso. Dopo esserci goduti il panorama di dirigiamo verso la Capanna Punta Penia. In piccolo rifugio posto sulla cima della Marmolada. Ci gustiamo una fresca birra e dopo esserci riposati un po’ decidiamo di ritornare a valle.

                       
Così, seguendo lo stesso itinerario di salita, in circa 1h/1h 30’ ritorniamo al Rifugio Pian dei Fiacconi, dove dopo un’ulteriore birra e un buon tagliere di salumi e formaggi, ritorniamo al parcheggio tramite la bidonvia.

CONSIDERAZIONI

L’ascesa alla Marmolada attraverso la via normale, è uno degli itinerari più conosciuti e apprezzati. Può essere anche ideale come primo approccio al ghiacciaio e all’alta quota. Pertanto la prima cosa che sentiamo di consigliarvi è di effettuare questa ascesa in mezzo alla settimana e non di sabato e/o domenica in quanto, specialmente se il tempo è buono, potreste incontrare moltissima gente e soprattutto comitive CAI che effettuano corsi.
Come ogni escursione in quota e su ghiacciaio, consigliamo di partire abbastanza presto per poi ritornare altrettanto presto, in modo da trovare le condizioni ideali. Prima di partire consultare sempre, accuratamente il meteo e telefonare al rifugio per sapere in modo certo le condizioni della via.
Avere la giusta attrezzatura e vestiario è fondamentale, pertanto vi ricordiamo di portare la corda per legarsi, qualche vite da ghiaccio, cordino da ghiaccio e quanto necessario per le manovre di autosoccorso. Per chi lo possiede portare anche il GPS.
Lungo la via i tratti dove prestare attenzione sono: il primo tratto verticale e la ferrata, non per la sua difficoltà, ma semplicemente per il fatto che spesso si crea ingorgo tra chi sale e chi scende. A nostro avviso basterebbe fissare un altro cavo e creare due “sensi di marcia”.
In ultimo vogliamo ricordare che l’ideale sarebbe dormire al rifugio per partire presto la mattina. Nel caso ciò non fosse possibile, sentiamo di consigliarvi l’Hotel Miramonti situato ad Alba di Canazei che con soli 15’ minuti di auto (10 Km) potete raggiungere comodamente la bidonvia (apertura ore 8:30).